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La scuola contro il cyberbullismo - Mario Corallo

Il cyberbullismo è un fenomeno sempre in continuo mutamento e con molte sfaccettature. Inoltre, è sempre più diffuso, soprattutto tra i giovani. Infatti, secondo i dati IPSOS – ricerca di mercato globale – 1 ragazzo su 10 ha subìto atti di bullismo on-line, mentre 7 su 10 lo ritengono il fenomeno sociale più preoccupante. Senza contare che, spesso, i genitori non sanno come comportarsi e come attivarsi per proteggere i loro figli.

Per cercare di arginare questo fenomeno, si è intervenuti su più fronti anche a livello normativo. Ad, esempio, dal 18 Giugno 2017 è in vigore una legge – L.29 Maggio 2017, n.71 – che dà indicazioni precise anche su cosa deve fare la scuola al riguardo. Le parole chiave sono: promuovere un ruolo attivo degli studenti, mettere a disposizione misure di sostegno e rieducazione dei minori coinvolti.

Ma perché proprio la scuola?

Prima di tutto, perché si occupa di insegnare a bambini e ragazzi non solo il sapere ma anche come relazionarsi con gli altri e con il mondo. Secondo, il cyberbullismo sta invadendo in maniera sempre più preoccupante anche il mondo scolastico.

Ma come può fare la scuola per mettere in pratica le direttive della normativa?

La cosa più importante è capire e accettare che i dispositivi tecnologici non sono la causa ma lo strumento di questo fenomeno e, in quanto tale, i loro effetti dipendono da come vengono usati. Pertanto è essenziale educare chi li utilizza al buon senso e ad autoregolarsi.

L’autoregolazione è la capacità di controllare, in modo consapevole e flessibile, pensieri, emozioni e azioni verso i giusti obiettivi e il modo migliore per svilupparla è lavorare su 3 aspetti:

1 – CONSAPEVOLEZZA: essere coscienti di quello che si sta facendo;
2 – FLESSIBILITÀ: permettere di provare diversi tentativi e soluzioni per risolvere e i compiti;
3 – INIBIZIONE: favorire lo sviluppo dell’abilità di saper porre l’attenzione solo sulle informazioni utili.

Però, prima di attivarsi in questo senso, occorre osservare il comportamento dei giovani, soprattutto per quanto riguarda 3 aspetti:

1 – PERSISTENZA: quanto tempo rimangono concentrati su una singola attività;
2 – FLESSIBILITÀ: come e quanto riescono ad accordare delle regole e possibili cambiamenti;
3 – INIBIZIONE: quanto riescono a reprimere comportamenti o parole inutili.

Una volta che il quadro della situazione sarà chiarito, sarà più facile intervenire affinché l’autoregolazione diventi una capacità acquisita e assunta come base per un corretto sviluppo generale. E per rendere possibile ciò, è imprescindibile che tutti gli adulti collaborino ed evitino di attribuire la colpa ai dispositivi solo per non ammettere che alcuni atteggiamenti dei ragazzi non sono altro che la risposta a un nostro comportamento. Infatti, per esempio, se affidiamo loro un compito che mina la certezza, si creerà in loro uno stato di tensione che sfocerà inevitabilmente in problemi comportamentali.

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