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Digitale nelle scuole: niente più lavagna e gesso? - Mario Corallo

Nel corso della storia, soprattutto negli ultimi secoli, ci sono state numerose innovazioni tecnologiche e, ogni volta, ci si è chiesto come poterle sfruttare al meglio per aumentare il livello e la qualità della conoscenza. Allo stesso tempo, però, si è sempre innescato lo stesso meccanismo che parte dalla loro mitizzazione – confermata anche da ricerche sulle loro incredibili potenzialità nel lungo periodo – all’inevitabile scontro con la realtà.
Gli accaniti sostenitori di una innovazione, infatti, la presentano con un estremo ottimismo, facendo così prospettare un futuro roseo e una rivoluzione educativa basata sulle tecnologie che soppianterà radicalmente i metodi e gli strumenti tradizionali. Ovviamente, questa è la teoria, mentre sul piano pratico l’innovazione non porta gli effetti sperati e la rivoluzione auspicata non si realizza mai. A riprova, basti pensare che la tecnologia è presente nelle scuole da decenni ormai e la rivoluzione non è ancora avvenuta.

Alcuni esempi di innovazioni che hanno subìto questo iter sono i registratori e i video. Quando furono inventati, furono presentati come l’innovazione per eccellenza, come il “vero” metodo didattico, come strumento in grado di rivoluzionare tutto il mondo dell’insegnamento, a tal punto da a far sembrare lavagna e gesso obsoleti. Ma, come possiamo constatare noi stessi, gli strumenti audiovisivi non sono molto usati all’interno della didattica – o almeno non tanto quanto ci si aspettava all’inizio – , ma solo come elementi di supporto. Di certo, non hanno sostituito i libri e il confronto con il docente – che sono tuttora il fulcro centrale dell’atto didattico – ma rimangono comunque un ottimo ausilio per gli insegnanti, sempre alla ricerca di nuovi strumenti per variegare le attività per venire in contro a tutti gli stili d’apprendimento e a gli studenti con difficoltà d’apprendimento.

Come già accennato, a ogni innovazione si spinge a promuoverla per rivoluzionare la didattica, solo che un’azione delicata e complessa come l’insegnamento non può essere stravolta completamente e all’improvviso: è un percorso che richiede tempo e, comunque, quasi sempre le aspettative sono irrazionali. Di fatto, molto spesso, sono gli insegnanti stessi a integrare lentamente e a piccole dosi le tecnologie e, per questo, vengono accusati di ostacolare la rivoluzione in quanto tradizionalisti restìi al cambiamento.
Ma se i docenti le usano in maniera moderata, ci sarà un motivo? E, se, comunque è una rivoluzione che avverrà nel lungo periodo, perché spingere affinché la didattica cambi in maniera repentina e immediata?

Le tecnologie, alla fine, si sono dimostrate meno efficaci di una lezione in presenza fisica, dei libri e dell’interazione studente-docente perché è questo il modello che ha sempre funzionato ed è forse proprio il fattore che più ha ostacolato la rivoluzione. Insomma, la tecnologia non deve cambiare la scuola, ma è quest’ultima a dover preparare a un mondo pervaso da essa.

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