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Dipendenza da smartphone: effetti sui bambini - Mario Corallo

Ascoltando i genitori, quasi tutti si dicono preoccupati riguardo il possibile impatto negativo che le tecnologie possono avere sui loro figli.
Gli effetti – soprattutto per i più piccoli – possono essere molteplici: dipendenza, ritardo nello sviluppo cognitivo, disturbi comportamentali, problemi di salute e relazionali. Tutto questo senza contare i possibili rischi – adescamento e cyberbullismo sono in cima alla lista – a cui vengono esposti.

A preoccuparsi di questo fenomeno non sono solo i genitori, ma anche aziende statunitensi come la Panda Security che, collaborando con American Academy of Pediatrics e incrociando i dati con quelli Auditel-Censis, hanno fatto il punto della situazione:

– il 25% dei bambini sotto i 6 anni ha accesso a uno smartpone;

– il 50% passa anche 21 ore alla settimana sul Web;

– il 12% (1 su 10) tra i 4 e i 10 anni ne possiede uno proprio, salendo all’86,4% se si parla dei ragazzi tra gli 11 e i 17 anni;

– è in aumento l’uso in classe e il dibattito è molto acceso tra chi vorrebbe integrare le tecnologie nella didattica e chi vorrebbe introdurre delle leggi per vietare l’uso degli smartphone all’interno delle scuole.

Ma, se ormai il cellulare è diventato parte integrante delle nostre vite, quando e come è meglio introdurlo ai giovani?

Sia in Italia che negli Stati Uniti, si pensa che il momento più opportuno sia al passaggio tra la primaria e la secondaria, ma questa è un’approssimazione, perché sono i genitori a dover valutare la situazione: solo se i figli posseggono già abilità di risoluzione dei problemi, controllo degli impulsi e pensiero critico, possono allora comprendere realmente i pericoli delle tecnologie e capire come usarle col buon senso.

Oltre a ciò, per assicurare una maggiore tutela dei minori, Panda Security suggerisce anche di iniziare con dispositivi senza accesso a Internet, di attivare la funzione parental control e concordare chiare regole di utilizzo.

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