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Mondo digitale: differenze tra nativi e immigrati - Mario Corallo

Tutti noi siamo bombardati da nuove tecnologie sempre nuove e in continuo cambiamento. Passiamo talmente tanto tempo davanti a uno schermo che oramai si può dire che viviamo in un altro mondo per buona parte della nostra vita: quello digitale.

Ovviamente, poiché i dispositivi elettronici e Internet non sono sempre esistiti, le diverse generazioni sono state introdotte al loro utilizzo in fasi diverse della loro vita e per questo possiamo parlare di due tipologie di “abitanti” del mondo digitale: i nativi e gli immigrati.
I nativi digitali, nati dopo il 2000, hanno sempre vissuto e sono cresciuti con le tecnologie, al contrario di quelli nati prima di quell’anno che hanno imparato a usarle solo da grandi.

Ma tutto ciò che differenze comporta?

I nativi digitali sono meno predisposti a sviluppare tecno-dipendenza, pur rischiando di assumere un “pensiero acritico” derivante da un uso sbagliato e compulsivo dei dispositivi. Al contrario, poiché si sono dovuti adoperare per far integrare le tecnologie nelle loro vite, sono gli immigrati – contro ogni aspettativa – ad avere più probabilità di sviluppare questo tipo di dipendenza (a rischio è circa il 10%). Beninteso, questo non vuol dire che i nativi ne siano immuni, ma solo che vuol dire che hanno un’abilità quasi innata a integrare realtà concreta e tecnologia con una maggiore capacità di riuscire a tenerle separate e a non confonderla.

Questa, almeno, è la tesi di Luca Mazzucchelli, psicologo e psicoterapeuta, direttore della Rivista Psicologica Contemporanea, Vicepresidente dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia, nonché proprietario di un canale YouTube che tratta temi e approfondimenti sulla psicologia.

Alla sua tesi, Mazzucchelli aggiunge anche che uno degli effetti è il “livellamento” delle diverse generazioni fino a crearne una sola – dall’adolescenza fino ai 50 anni – accomunata dal desiderio di svagarsi coi giochi digitali e dalla necessità di salvare tutti i ricordi in una sorta di “Cloud” nel nostro cervello. Questo dimostra, secondo Mazzucchelli, che l’uso delle tecnologie ha un reale impatto sul nostro cervello – soprattutto su quello degli immigrati digitali – modificandone alcune funzionalità e facendone perdere alcuni circuiti e facendo sviluppare altri, soprattutto legati alla percezione.

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