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Il termine “social engineering” indica la manipolazione delle masse attraverso specifiche tecniche di comunicazione – asimmetria di conoscenze, dominio tecnocratico e sostituzione dei fini – allo scopo di ottenere un risultato preciso, di solito economico o politico.
Gli strumenti più usati in questo senso sono le fake news e manipolazione di informazioni.

Le fake news non consistono solo in notizie false, ma anche in quelle arricchite con fatti veri, inseriti per veicolarne il significato, o in quelle che hanno subito modifiche ad alcuni elementi fondamentali come data, luogo, immagini o video. Inoltre, spesso le notizie vengono manipolate e arricchite di termini e dati per essere più accattivanti e comprensibili all’utente che sarà più portato a credervi. Basta guardare la pubblicità commerciale.

Oggi assistiamo a un ulteriore raffinamento delle tecniche di disinformazione: ora non si punta tanto a manipolare un’informazione in sé, quanto piuttosto a usare i canali di informazione per catturare l’attenzione delle masse e a dirigerla su altri argomenti in modo da ottenere, in risposta, l’effetto desiderato. Questo è quello che fa una corrente politica che, piuttosto che esaltare i propri pregi e nascondere i propri difetti, spinge le masse a focalizzarsi su quelli degli avversari in modo da portare i consensi dalla propria parte.

Le campagne di disinformazione sono capillari e toccano ogni canale: dai giornali alla televisione, fino ad arrivare ai social network. Secondo gli studi, il social più usato in questo senso è Twitter attraverso bot (da “robot”) che creano profili falsi realistici che hanno lo scopo di analizzare dati e creare conversazioni a riguardo, coinvolgendo altri utenti e per far sembrare l’argomento verosimile.
L’analisi dei tweet, inoltre, ha portato alla luce un fatto importante: mentre le campagne di informazione “tradizionali” avevano come obiettivo veicolare e legittimare i conflitti armati, quelle più recenti puntano a capovolgere l’assetto politico evitando conflitti armati.

Quello che risulta chiaro, quindi, è che l’obiettivo finale dell’ingegneria sociale è quello di tenere le persone più distanti dai meccanismi di funzionamento e di governo, in modo da renderle più manipolabili e la società più vulnerabile.

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