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Le notizie false sono sempre esistite e sempre esisteranno. Quello che ora preoccupa, però, è l’atteggiamento che gli utenti stanno assumendo nei loro confronti e la potenziale diffusione a livello universale.

L’informazione oggi è tanto capillare e martellante quanto distorta. Inoltre, gli utenti hanno iniziato ad affidarsi unicamente alle notizie che supportano le loro tesi, rifiutando ogni possibilità di poter essere nel torto. Anzi, sentire contestata la propria tesi, li spinge a chiudersi in tifoserie prive di giudizio critico.

Ovviamente, non bisogna fare di tutta l’erba un fascio ma è anche vero che questo fenomeno è sempre più dilagante e potenzialmente pericoloso.

Al riguardo, ci sono stati diversi interventi a livello europeo: dal programma Safe Internet alla promozione della media education, per arrivare alla legge 107– Buona Scuola – e al suo Piano Nazionale per la Scuola Digitale.

Forse l’arma migliore per combattere il fenomeno delle fake news è, appunto, educare le persone – soprattutto i giovani – al corretto uso delle tecnologie e allo sviluppo delle capacità critiche per discernere tra notizie vere e quelle false.

Sicuramente sarebbe auspicabile un maggiore investimento da parte dei governi in questo senso. D’altronde, una corretta formazione non avviene anche – e soprattutto – attraverso una corretta informazione?

Sarebbe anche interessante vedere che effetti potrebbe sortire inserendo nel Codice Penale una legge contro le fake news e i loro autori, in particolar modo se si tratta di esponenti politici o, figure in grado di influenzare le grandi masse.

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