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Avete mai visto un bambino con un cellulare? Sembra rapito dallo schermo, annulla ogni attività che non sia la fruizione della scena che vede, l’ attenzione agli eventi esterni passa a zero, è come se calasse una campana di vetro…

E’ sicuramente un trend pericoloso e molto spaventoso per chi, come me ha figli piccoli, non è da sottovalutare e a mio avviso, è uno degli aspetti che nei prossimi 10/20 anni saranno terreno di studi approfonditi.

Quello che mi stupisce quando leggo articoli riguardanti il fenomeno è che spesso sembra che i cellulari, ai figli, appaiano come per magia, come se piovessero da una nuvola lilla dal cielo, “Guarda mio figlio sembra uno zombie quando ha in mano quel coso”…

Ha in mano? Ma chi gli ha dato il device? Per che motivo? Non è forse il caso di tirare fuori il vecchio detto che la mela non cade lontano dall’ albero? Non è possibile che i bambini dipendenti da cellulare siano figli di adulti a loro volta dipendenti dalla tecnologia, in qualsiasi modo la si voglia declinare?

Me lo sono chiesto spesso ma a volte, quando ne parlo in pubblico, tanto in ambienti istituzionali quanto in momenti privati, sembra che stia dicendo un’ eresia, un’ insulto all’ intelligenza dell’ adulto che ho di fronte, sarà.

Eppure leggo studi che confortano questa mia folle teoria…

A recent survey conducted by Common Sense Media, which included nearly 1,800 parents of children aged eight to 18, found that parents spend an average of nine hours and 22 minutes every day in front of various screens—including smartphones, tablets, computers and televisions.
Perhaps even more surprising is that 78 percent of parents surveyed believe they are good role models for how to use digital technology. Multimedia are designed to be engaging and habit-forming, so we do not even realize how much time we spend when we heed the siren call of our devices

Non è il caso di cercare giustificazioni astratte e creative, semplicemente va preso atto del fatto che, la generazione X, la mia generazione, è stata la prima ad avere in mano il vetusto telefonino, e con quello è cresciuta uscendo dalla post adolescenza ed ha imparato a vedere il mondo in età adulta anche attraverso quello schermo grigioverde.

Abbiamo gridato al miracolo quando ci siamo ritrovati nelle mani device con schermo a colori che ci permettevano di avere risposte immediate, che se sentiamo un motivetto al bar lo shazammiamo al volo per poi lasciarlo cadere nell’ oblio delle nostre memorie interne. Siamo cresciuti in un mondo dove per spostarsi avevi il tuttocittà e ci siamo trovati in mano google maps che, per quano mi riguarda, è una bomba atomica (in tutti i sensi) perché con il mio fedele telefono con localizzazione sempre attiva non mi perderò mai, ma se per caso la batteria si scarica parte il panico agorafobico di chi non sa più come muoversi nel suo spazio.

Potreste anche aver fatto gli scout, magari siete avventurieri tanto nel quotidiano quando durante le amate ferie prenotate su lastminute o skyscanner ma rimane il fatto che, senza device alla mano, senza la dose di stupefacente digitale, siete/siamo in astinenza neurale, cala la dopamina arriva la noia e quel senso che senza “instagrammare” il tramonto è come non averlo vissuto.

E’ triste? Forse sì, non giudico, ma è la realtà che ho di fronte tutti i giorni. Siamo un intera popolazione dipendente da digitale, e con noi i nostri figli che vedendoci chiedere ogni risposta nel mondo virtuale non fanno altro che imitarci. Imparano a parlare osservandoci, imparano a muoversi scrutando l’ adulto, perché dovrebbe essere diverso per il mobile? Perchè è così difficile ammeterlo? Forse perché, per quanto evoluto e consapevole, non c’ è cosa peggiore che dire a un individuo che ha una dipendenza che è dipendente, sarà molto difficile che lo ammetta, molto più facile che dica una cosa che ormai è diventata gergo comune:” Smetto quando voglio!” E così si parte con le “digital diet” e qualche giorno senza mobile con post su fb su quanto sia bello stare senza il cellulare, che poi, se sei in digital diet come diavolo fai a postare? Ah sì da pc, perchè quello è considerato strumento di lavoro quindi nemmeno conta più.

This can be a double whammy for children, who not only feel that their parents are ignoring them or do not find them as engaging as the screen but who also learn to mimic their parents’ behavior

O prendiamo atto del fatto di essere dei genitori tossicodipendenti digitali o non potremo mai aiutare i nostri figli perché è come se dicessimo loro che il vino fa male mentre sorseggiamo un barbera dell’ 84 con un’ aria di godimento assoluta, i bambini non recepiscono quello che diciamo ma osservano quello che facciamo, la loro funzione razionale, quella che ci permette di dire con la sigaretta in bocca che fumare fa male non è sviluppata, arriverà, ma non è ancora presente.

Ci sono centinaia di motivi per cui si diventa dipendenti da qualcosa, e forse, per fare la solita tirata semi-morale, in un’ epoca dove l’ appartenenza ai nuclei intimi è stata definitivamente adombrata, è più facile dipendere da qualsivoglia elemento esterno a noi. Non dico di buttare via i device e tornare a comunicare con segnali di fumo, e non dico nemmeno di fare un gran bel passo indietro, chiedo solo ai genitori di fermarsi 27 secondi la mattina appena svegli, o meglio la sera quando i figli ormai dormono nei loro lettini, di guardarsi fissi negli occhi, di rendersi conto che la ferita c’è, ma come tutte le ferite si può curare, ignorandola andrà in cancrena e, lentamente ma inesorabilmente, si porterà via tutto.

Excerpts: https://www.scientificamerican.com/article/most-adults-spend-more-time-on-their-digital-devices-than-they-think/

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